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Diario


27 maggio 2006

Piani diabolici

La pelle del serpente era lucida e fredda. Ridacchiando il signor Elmer alzò le lenzuola del letto matrimoniale e tenendo il cobra per la parte terminale della coda lo adagiò sulle lenzuola candide e lo ricoprì con la coperta di lana.
«Ecco fatto», pensò il signor Elmer. «Così al calduccio, starà tranquillo finché non tornerà la cara Elizabeth, che ama così tanto questi tesori.»
Già immaginava i titoli sul quotidiano del giorno dopo: “Direttrice dello zoo di Garland uccisa in casa da un serpente velenoso".
Stava ancora ridacchiando soddisfatto, quando entrando in salotto fu colpito in pieno petto dal rinoceronte lasciato apposta dalla moglie.




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15 maggio 2006

Colori

Il dottore era inginocchiato accanto allo scienziato, mentre tutto intorno era un via vai continuo di pompieri, poliziotti e operatori di tv che si gridavano comandi e raccomandazioni, indicando l'Istituto delle Scienze, sospeso in aria.
«Non si deve... bottone azzurro», disse lo scienziato, steso in terra, ormai sfinito. «E dopo, mai... bottone rosso.»
«Che cosa? Come?», chiese il dottore, avvicinandosi al suo viso.
Poco distante, un poliziotto raccolse da terra un telecomando nero. A caso, premette il pulsante blu. A caso, premette il pulsante rosso.
Lentamente, maestosamente, si alzò dal suolo anche l'Istituto delle Belle Arti, che gli era di fronte, e non tornò più giù.




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19 aprile 2006

Ridendo e scherzando

Beh, ridendo e scherzando sembra che il mio raccontino "L'ultimo voto" ci abbia praticamente preso. Sul risultato elettorale, intendo.
A dimostrazione che noi italiani (proprio noi italiani, me compreso) non amiamo i cambiamenti, se non a parole.
Non cambiamo città se non costretti.
Non cambiamo lavoro se non disperati.
Non cambiamo ragazza se non è lei a mollarci (caso mai ne aggiungiamo un'altra di straforo).
La rivoluzione va bene se si porta dietro gli amici, il lavoro, le nostre sacrosante abitudini e se naturalmente comporta più soldi e meno lavoro.
Basta andare a una riunione di condominio per rendersene conto. Tutti hanno proposte fantastiche su come migliorare la palazzina, ma quando si tratta di tirare fuori i soldi per cambiare qualcosa, e la proposta fantastica non è la nostra, è chiaro e lampante che la decisione presa dall'amministratore e dalla maggioranza è sicuramente una cretinata assoluta.
Da raccontare agli amici in ufficio, per scatenare una rassicurante solidarietà.




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2 aprile 2006

I finti fuoristrada

Odio i finti fuoristrada, i cosiddetti SUV, i monovolume sportivi, i furgoni coupè.
Li odio perchè sono brutti, tozzi, ingombranti, pericolosi, minacciosi, invadenti, fastidiosi.
Non li capisco perchè consumano di più, vanno più piano di quanto andrebbero se fossero più bassi e meno pesanti, si ribaltano più facilmente, tengono meno la strada, hanno meno visibilità in curva, se ti vengono addosso ti rovinano, se parcheggiano occupano troppo posto, se fanno retromarcia non ti vedono, richiederebbero esperienza di guida e magari una patente speciale ma vengono guidati da qualsiasi negato scalzacane.
Li detesto perchè vengono portati come se fossero city car e abbandonati in mezzo alla strada o sopra i marciapiedi come se fossero motorini scassati.
Sono finti fuoristrada perchè quasi sempre non hanno nemmeno le marce ridotte e sono metallizzati e rifiniti come auto di rappresentanza, quando invece dovrebbero affrontare il pietrisco e innumerevoli spuntoni.
Ma se i loro proprietari amano le auto veloci e vogliono essere ammirati, perchè accidenti non si comprano un bel coupè? O ancora, perchè non si comprano una station wagon prestazionale, visto che i furgoni portavolori che si vedono in giro hanno ormai le stesse dimensioni?
Ho l'impressione che si tratti della vecchia logica infantile: il mio è più grosso del tuo.




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19 marzo 2006

Cacciatore di teste, di Costa-Gavras.

Cosa c'è di diverso nel licenziamento di un operaio e in quello di un manager? Che il secondo forse è meno integrato nel tessuto sociale, è più isolato ed egoista, ha la convinzione di essere superiore e soprattutto ha molto più da perdere in termini di immagine e di denaro. E se uno stipendio annuale vale quanto una buona rapina in banca, perché non essere pragmatici e diventare un criminale?
Da questi presupposti si sviluppa la storia del "Cacciatore di teste", con un protagonista comico, grottesco, cinico, disperato. Perché a cinquant'anni deve imparare a diventare un criminale spietato, e intorno a lui tutta una generazione di altri cinquantenni allo sbaraglio lotta di nascosto per mantenere la dignità e la posizione sociale. Con effetti amaramente comici che fanno sorridere, ma insinuano anche un'inquietante sensazione di pericolo, nella spina dorsale. Ottimo il protagonista Josè Garcia, ottimi i personaggi di contorno, ottima la regia che controlla tutto e narra senza mai allentare il ritmo e la tensione. Rimane solo da leggere il libro ispiratore: "The Ax", di Donald Westlake.
A chi può piacere: a chi apprezza l'umorismo nero combinato con la satira sociale (per maggiori notizie sullo scrittore Donald E. Westlake, vedi elenco link su "vai a vedere").




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18 marzo 2006

Transamerica, di Duncan Tucker

Film raffinato e grezzo allo stesso tempo, “Transamerica” è l’ennesimo ritratto di quell’umanità minore dei diversi e degli emarginati che oramai sembra l’unica capace di proporre personaggi non ossessionati da problemi di carriera e di competizione economica e sessuale, bensì dal desiderio di vivere una vita sentimentale, familiare e interpersonale più decente. La protagonista aspira ad un aspetto gradevole, una casa accogliente, dei familiari comprensivi, degli amici educati ed un compagno innamorato, proprio perché questi valori elementari sembrano scomparsi dall’universo quotidiano delle persone normali. Brava la protagonista Felicity Huffman a disegnare un personaggio molto simpatico, i cui tic e gli imbarazzi sembrano però più quelli di una zitella d’altri tempi che le angosce di una creatura incompleta. Efficace e furba la regia nell’assecondare la protagonista e gli altri attori.
A chi può piacere: a chi piacciono i personaggi e le situazioni stravaganti e ha il senso della famiglia.




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17 marzo 2006

Cinque minuti

L’assicurazione dell’auto mi scadeva il 25 maggio e perciò il 24, che era lunedì, avevo preso un’ora di permesso, per arrivare all’agenzia di Largo Pannonia con tutta calma e senza difficoltà.
Poiché detesto i problemi di traffico, parcheggio e disordine vario, cerco di organizzarmi sempre con largo margine di tempo, così uscii dall’ufficio alle 17 e cinque minuti, ben consapevole di avere quasi un’ora e trenta di manovra (l’agenzia chiudeva alle 18 e 30) e più che sicuro di poter rispettare l’appuntamento che avevo dopo con Gina, ai parcheggi della Metro San Paolo, alle 19.

E’ la tranquillità che dà valore e dignità all’esistenza di un uomo. Fare le cose con l’armatura inattaccabile di tutto il tempo che mi può servire - il tempo logico più il tempo illogico riservato alle avversità - fa si che mentre gli altri si fronteggiano e si sbranano su strade asfaltate e scolorite strisce pedonali, io possa scuotere con sacrosanta disapprovazione la mia testa grigia e anche provare, di fronte agli errori più grossolani dei maldestri, una paterna ed indulgente simpatia.
Di questa indulgenza mi sentivo ricco, alle 18 e 4 minuti del 24 maggio 1999, dopo essere passato per casa ed essermi lavato il viso e i denti e dopo aver trovato parcheggio ad un minuto di distanza dall’agenzia assicurativa di Largo Pannonia; il tempo mite, il cielo sereno, la luce del sole e l’idea di una cena che avrei passato in buona compagnia.
Di questa indulgenza mi sentivo ricco e una signora anziana mi dice: “Scusi, che mi potrebbe fare un piccolo piacere?”
In realtà, io non ho capito cosa ha detto la signora. Abito a Roma, dove si viene fermati in continuazione da persone che chiedono soldi, quindi in realtà ho sentito qualcosa come “Scusi, che mi potrebbe dare qualche cosa?”, e di conseguenza sorrido, non interrompo il passo e meccanicamente dico: “No, mi dispiace.”
“E’ che co’ ‘ste gambe non riesco proprio a camminare”, continua la signora, e realizzo che è molto bassa, anziana, con le gambe grosse e pesanti e che si trova in evidente difficoltà. Mi viene anche in mente mia nonna, che però è morta da tanti anni ed è sempre stata robusta e attiva fino all’ultimo giorno, tuttavia mi viene in mente, per cui comprendo che la signora prima mi ha detto: “Scusi, che mi potrebbe fare un piccolo piacere?”, guardo la porta dell’agenzia assicurativa a pochi metri di distanza, consulto l’orologio che segna le 18 e 5 minuti, e mi fermo.
“Cosa è successo? Le serve aiuto?”, chiedo con gentilezza. Ho 25 minuti a disposizione.
( per leggere il seguito, vai sul sito letterario: www.steppa.net )
( link diretto http://www.steppa.net/biblioteca/cartelle/narrativa2.html?narrativa
)




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17 marzo 2006

Munich, di Steven Spielberg.

L’obiettivo del film “Munich” sembra quello di rappresentare in modo equidistante il dramma di un conflitto senza fine, nel quale è ormai impossibile discriminare chi ha più torto e chi più ragione. Colpisce la rappresentazione del dolore degli uni, che vuol dire la gioia degli altri; la violenza ostinata e sofferta, messa in atto anche forzando la propria volontà; il desiderio quasi spasmodico di una patria di riferimento, inaspettato per chi la patria ce l’ha già e la dà per scontata. Bravo il regista nel mantenere costante la tensione; nel rappresentare la violenza vera, che schianta le vite e le famiglie; nel ricostruire scenari urbani ed atmosfere di anni lontani. Funzionali gli attori, nei loro ruoli di persone normali, costrette a combattere per difendere spazi vitali.
A chi può piacere: a chi è interessato a vedere le cose sotto diversi punti di vista e non ama gli effetti speciali.




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9 marzo 2006

Ken Parker

Possiedo molte collezioni complete di fumetti di grande interesse per gli appassionati.
Una di queste è la collana originaria dedicata a Ken Parker, nel classico formato "Tex Gigante" della Bonelli.
Lo sceneggiatore di Ken Parker è Ivo Milazzo, mentre il disegnatore storico è Ivo Milazzo.
La collana va dal numero 1 "Lungo fucile" (giugno 1977), al numero 59 "I ragazzi di Donovan" (maggio 1984).
Per chi non lo sapesse, le avventure di Ken Parker sono continuate su Ken Parker Magazine, in altro formato, coinvolgendo anche il figlio mezzosangue Teddy. Quest'altra collana, è divisa in due serie distinte:
la prima, in autonomia editoriale, dal numero 1 "Silenzio bianco" (giugno 1992) al numero 19/20 "L'epilogo di Orso Nero" (agosto/settembre 1994);
la seconda, di nuovo sotto l'ala protettiva di Sergio Bonelli Editore, dal numero 21 "L'inaffidabile" (ottobre 1994), al numero 36 "Le montagne dell'orrore" (gennaio 1996).
Esistono ulteriori storie, fuori da questo elenco, e addirittura delle apparizioni del personaggio in collane con altri protagonisti (come il detective Marvin).
Chiunque voglia ulteriori informazioni su Ken Parker, su Berardi e Milazzo o su qualsiasi personaggio dei fumetti, da Charlie Brown ai supereroi, può farlo lasciando un commento.




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9 marzo 2006

I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee.

“I segreti di Brokeback Mountain” trascina lo spettatore nel mondo nascosto e proibito delle relazioni omosessuali e lo mostra con la stessa passione cinematografica di un film d'amore d'altri tempi, esaltandone gli slanci passionali, sentimentali e anche carnali.
L’ambientazione di molte scene in una natura dai grandi spazi quasi incontaminati, spesso dura e ostile ma anche vitale e liberatoria, evidenzia ancora di più le oppressioni e i pericoli della vita urbana, violenta e implacabile quando la struttura delle convenzioni e delle aspettative viene spezzata dalla diversità.
Il film ha il grande merito di catturare, innervosire e coinvolgere, non trascurando il valore aggiunto di far pensare con punti di vista nuovi.
Bravi e imbarazzanti per l’intensità della recitazione gli attori, anche comprimari; bravo il regista, che riesce a raccontare una vera storia d’amore.
A chi può piacere: a chi si fa prendere dalle storie d'amore drammatiche e non è troppo omofobico.




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